3.3. Il Tango come soggetto fotografico

di Mădălina Goga
Non esistono testimonianze fotografiche del tango ottocentesco poiché il processo della fotografia, al suo arrivo in Buenos Aires, era troppo costoso per il ceto basso. Gli unici casi nei quali compaiono i ritratti di immigrati (ritratti di gruppo però) sono quelli sullo sfondo del luogo dove lavorano o vivono. I ritratti venivano fatti per essere spediti a casa, in Italia o Spagna, alle proprie famiglie, per assicurarli di aver trovato un posto per lavorare e vivere nel Nuovo Mondo.
Le prime fotografie con soggetto di tango vengono pubblicate nel numero 227 della rivista di Caras y Caretas del 7 febbraio 1903 (fig. 1) sotto la rubrica di Paseos Fotograficos por el municipio (Camminate Fotografiche per la Città). Già dal titolo, El tango criollo inserito in
quella rubrica della rivista ci fa capire che il tango, addirittura criollo sia correlato con la città, come attività specifica di Buenos Aires. Se all’inizio, negli ultimi decenni del secolo precedente, il tango era proibito, negato, solamente descritto come ballo (sia come qualcosa di positivo –
Zarazuelas criollas, sia come un’attività vergognosa – dalla stampa nazionale), con l’avvio del nuovo secolo, la situazione cambia. Si inizia a parlare del compadrito e dell’immigrato italiano
naturalizzato come dei principali autori della danza. L’articolo descrive la nuova musica con il suo ritmo del candombe, milonga e habanera che sta iniziando a conquistare el apenas ciudadano de Buenos Aires (il nuovo cittadino di Buenos Aires) – un riferimento chiaro alla creolizzazione dell’immigrato e del compadrito. Nelle fotografie, esso sta insegnando ad un altro uomo, un passo tipico del tango, la tijera. Questo succede, così come dice l’autore, nei conventillos con la musica del organetto di strada – el organito, el pianito callejero. Inoltre, l’autore, un tale Sergento Pita, sta sottolineando il fatto che non è il tango originario con cortes e quebradas. Comunque sia, il tango viene inserito nel nuovo mondo attraverso la fotografia del compadrito criollo e dell’italiano naturalizzato del quartiere La Boca. Le cinque fotografie pubblicate rappresentato il ballerino Arturo De Navas che sta dando qualche lezione di tango. La fotografa di tango compare all’inizio del secolo come una testimonianza di una realtà che sta per
sparire. E’ interessantissimo osservare che in questo articolo De Navas è illustrato ballando con un uomo (Ai suoi inizi, il tango si ballava anche tra gli uomini. Il flusso grande di immigrati maschi fece che questi siano molto di più rispetto alle donne. Prima di andare in un postribolo, gli uomini imparavano e praticavano il ballo tra
di loro). Nel numero 254 della stessa rivista pubblicato il 15 agosto 1903, il ballerino è
raffigurato mentre balla con una donna (che già sa ballare). Addirittura, le fotografie di questo numero sostengono una partitura, cioè il tango si balla davvero (fig.2). Questo vuol dire che, come già accennato un po’ prima, la fotografia inizia ad essere vista come un atto sociale, come un documento che attesta l’evento accaduto e che attraverso il soggetto raffigurato si può creare un processo evolutivo di una società.


Con la sistemazione del tango criollo in tango liso si organizzano anche dei concorsi di ballo e si inizia a praticarsi il tango nei saloni o confiterias. La fotografia in questo periodo ha sempre una funzione informativa. Attraverso la fotografia si mostra lo stile di vita della classe alta. Dopo l’accettazione ufficiale del tango (che viene da parte di Parigi) si cominciano a stampare dei libri tecnici sul ballo, che spiegano il modo corretto di tanguear. Le immagini sono inserite in tali opere con uno scopo educativo. Cioè, la situazione è quasi la stessa di quella del 1903. Le fotografie sostengono una teoria del ballo, una sequenza di passi. L’immagine ci aiuta a registrare più velocemente le novità. Inoltre, grazie ai concorsi di tango, compaiono anche i ritratti delle coppie dei ballerini: Casimiro Ain con Edith Peggy o El Cachafaz con Carmencita
Calderon.


La modernità dei primi decenni del secolo XX è data in Argentina dalla fotografia e dal tango; la prima diventa sempre più accessibile e la seconda ottiene sempre più tolleranza da parte dell’intera società.


Negli anni ’30 il tango inizia a ballarsi anche negli ambiti privati, familiari. Si balla alle feste organizzate in diverse occasioni. All’epoca si organizzavano per i giovani i quasi onnipresenti pic-nic. Lì, il Tango e la milonga erano le principale attività ricreative.


Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, la fotografia di tango sostiene fortemente l’ideologia politica. Nel periodo peronista si organizzavano nelle piazza come Plaza de Mayo o
Plaza Constitución le feste pubbliche per gli operai. Non mancavano i marinai, i soldati o i lavoratori di classe media.


Con la rinascita del tango come spettacolo, negli anni dell’avanguardia, si crea l’immagine stereotipica del tango, immagine che è rimasta fino ad oggi nell’immaginario collettivo mondiale. Se prima, esso viene presentato attraverso una posizione della coppia elegante o gioiosa, dove la donna inspira un certo mistero ed indipendenza, a partire degli anni del tango ballet, l’immagine del ballo cambia totalmente. La storia della coreografia è raccontata attraverso una scenografia, dove compaiono, di nuovo, il compardrito (scheda n° 38) e la mina (scheda n° 39). Il tango contemporaneo è descritto come un ballo sinuoso, sensuale (scheda n° 40) e pericoloso (scheda n° 41) Le schede si trovano nel prossimo capitolo, sotto la voce 4.3. La catalogazione delle fotografie .
Se prima il tango era un’espressione estetica della marginalità, un’espressione dell’immigrato, oggi si arriva a un’immagine stereotipica sensuale ed erotica dominata da un forte carattere economico turistico e pubblicitario (Silvia Pastorino, Il racconto del tango, comunicare l’essenza al di là dello stereotipo in <<Oculo, Occhio semiotico sui media>>, marzo 2011,pp.1-19,p.3, http://www.ocula.it/files/PASTORINO OculaFlux_Saggi_[4,700.486Mb].pdf, consultata luglio alle ore 16:48.) .
Oggi, il tango è un mito della personalità. Dal punto di vista semiotico, il mito rappresenta un messaggio che è espresso attraverso un’oggetto. Dunque il tango è un oggetto, addirittura mitologico che ha un fondamento nella storia: non sorge dalla natura delle cose, ma dalla pratica umana, politica quindi storica (
Idem, p.6) . Abbiamo già detto che il tango è un linguaggio. Lo è grazie alla sua storicità e al suo carattere evolutivo culturale. Rappresenta un linguaggio fatto di coreografia espressa tramite passi, movimenti e tempi. Il linguaggio adottato trasforma il Tango in un mito
dove risiede il significato, il referente e il segno. Dove il segno è rappresentato dai passi, movimenti o sequenze; il referente sarebbe il corpo della coppia e il significato è il messaggio della coreografia (intesa come la totalità dei segni).
La storia del tango con il suo modo figurativo afferra il significato di esso. Il tango diventa il mito del desiderio, del passionale e del pericoloso. Il desiderio non è razionale, il mito non è razionale, il tango non è razionale. Così come il mito deforma un’oggetto, la stessa cosa succede col tango. La percezione contemporanea è deformata grazie alla mitificazione del tango che però accade solo all’esterno dei confini argentini.
L’immagine del tango rimane un paradosso, come la società argentina. Nella sua apparenza, il tango è visto attraverso i suoi personaggi originari (l’immigrato, il creolo, il compadrito) nel suo ambito ottocentesco (con i conventillos, la povertà e l’instabilità sociale) però con un’immagine ben diversa da quella iniziale. Adesso è solo un modello di socializzazione tra l’uomo e la donna, mentre prima era il pensiero della coppia verso il mondo.

Fonte: http://www.academia.edu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>